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La ferocia prelude al pentimento.
Scosta la porta-finestra che si apre sul lato sud-est del giardino,
un movimento che vuole dire "aspettami".
Che la prima luce potesse conservare la nostalgia del sonno questo sì,
era già cosa nota, che le stoffe sul tavolo riprendessero colore solo all'alba, anche questo sapeva.
Lei è una creatura che la notte sta sveglia, vigila sul respiro affinché esso duri.
Abita qui le stanze buie dove si inventa i colori.
In quella stanza, poco a poco, emergono pezzature di tempo un divenire bastardo di scampoli di penombra,
le rimbalzano tra le pieghe della gonna mentre lei si abbraccia la sporgenza di quel suo piccolo ventre.
"Aspettami"...
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C'è di che mettersi in posa oggi perché è giorno di scuola e di fotografia.
E le fotografie sono eventi non solo nel ricordo, ma nel gesto. Nell'impegno di mio padre nell'impugnare
la macchina fotografica nel guardare dall'alto negli specchi e scegliere il momento dello scatto.
Che è quello del sorriso.
Questa è per me la fotografia. Non so la scuola. Ma è la prima volta e la
prima volta è sempre allegra. Stefano sta un cancello più vicino di me alla scuola eppure è
in strada prima, con sua mamma che urla, dice, fa,
raccomanda e accompagna. Senza foto. Vorrei il gesto mio o di mio padre di dirgli vieni,
anche tu, con me, nella foto...
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